una via per l'impero
2026
Progetto culturale in armonia con l'iscrizione dell'Appia Antica, Regina Viarum, nel patrimonio mondiale UNESCO
L’Appia Antica, leggendaria Regina Viarum e oggi orgoglio del Patrimonio Mondiale UNESCO, torna a splendere come cuore pulsante della nostra identità nel progetto promosso dall’Associazione 'Ambiente e Cultura Mediterranea'. Quest’opera monumentale non è solo un’infrastruttura millenaria, ma un asse vitale che ha saputo congiungere la cultura latina repubblicana con l’Oriente mediterraneo, facendosi portavoce di un’eredità ingegneristica senza eguali. Attraverso una narrazione che percorre l’Ager Campanus, il Sannio e l’Apulia, l’indagine esplora l’eccellenza tecnica romana, le sue evoluzioni urbanistiche e il ruolo della Via come vettore universale di idee, fedi e tradizioni. Questa ricerca scientifica, che culminerà nel prestigioso Premio 'Fernand Braudel' 2026, rappresenta una sfida entusiasmante: onorare il passato per generare un nuovo modello di sviluppo sostenibile e un turismo di qualità capace di esaltare le radici profonde dei nostri territori.


Logo del progetto
“L’Appia Antica. Una Via per l’Impero”.
Laura Bruno, Iconografia e simbolismi dell’Appia antica, 2026.
L’insieme storico-culturale dell’Appia è rappresentato da tre elementi iconici: il Mausoleo di Cecilia Metella, simbolo dell’Appia e della sua architettura lungo il tracciato; il basolato, espressione dell'ingegneria romana, indica la solidità e robustezza della infrastruttura; l’acquedotto romano, rivela l’elevata competenza in ingegneria idraulica dei romani e l’alberazione dei pini, simboleggia il viaggio e la continuità paesaggistica; il segmento inferiore a “V” ci associa alla parola “Via”, quello superiore “˄”, con il vertice verso, il sole significa “Appia”; lo spazio romboidale definito dalla “V” e dalla “ʌ” rappresenta la cultura ellenistica entro la quale si inserisce incisivamente quella latina con la costruzione dell’Appia verso l’Oriente, mentre il sole rappresenta l’impero che sta sorgendo.


Via Vitulanese 104 - Montesarchio (BN)

Largo Capone, Teatro comunale
82011 Airola (BN)
Rassegna stampa
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Pasquale Marro
Laurea in Lingue e Letterature dell’Europa Occidentale, Sez. Romanza; già Docente di Lingua e Letteratura francese, Docente universitario e Tutor dal 2006 al 2009 nei Master post-universitari di primo e secondo livello presso l’Università Europea di Roma; è Giornalista pubblicista e Direttore responsabile del quotidiano on-line L’inserto e delle riviste La Scuola e L’Uomo-Ricerche occupandosi in particolare di deontologia professionale e codici etici applicati al mondo della scuola e della formazione.
Maria Laudando
Docente di Lettere; Master biennale in Linguistica e Studi letterari; è Giornalista pubblicista, docente nei Corsi TFA presso l’Università LUMSA di Roma, Anno accademico 2025/2026; docente distaccata presso UCIIM nazionale (Unione Cattolica Italiana Insegnanti, Dirigenti, Educatori, Formatori) di Roma dove contribuisce al dibattito pedagogico e formativo. Nel suo approccio, la scuola è intesa come un luogo inclusivo che deve formare la persona attraverso il pensiero critico e la responsabilità verso la comunità

Una prospettiva innovativa sulla penetrazione del cristianesimo nella Valle Caudina
di Italo Abate
La ricerca sull’Appia Antica approfondisce la penetrazione del cristianesimo nella Valle Caudina con una acuta analisi di Pasqualino Marro e Maria Laudando; gli autori sostengono il superamento di una evangelizzazione occasionale o monumentale proponendo invece il fenomeno come un processo “bio-sociale” di riversamento capillare ‒ dai diversi gruppi sociali che transitavano lungo l’Appia ‒ cui conseguì una mutatio della “Via” in un condotto ideologico. Le istanze mistiche e le sensibilità monoteistiche ‒ di cui erano portatori i gruppi ‒ furono travasate utilizzando le domus ecclesiae e le stationes, sedi idonee di riservatezza e posizionamento nel contesto agricolo per evitare il controllo e la repressione del potere romano. Il cristianesimo si impose dunque in maniera silenziosa utilizzando le trame delle relazioni micro-sociali e del vivere rurale. La diffusione fu favorita dall’essere la Valle Caudina uno spazio geografico di interscambio tra Capua e Benevento utilizzato continuamente dai flussi antropici di mercanti, artigiani, funzionari imperiali… che percorrevano l’Appia. Questo irraggiamento culturale non trova riscontro però, sostengono Marro e Laudando, in ipogei o catacombe che sono invece presenti lungo la Regina Viarum nei pressi dei grossi centri urbani, probabilmente per la ruralità della valle; questa assenza di monumentalità del cristianesimo, ovvero, una forma di mimetismo religioso, non scomparve neanche con la visibilità assegnata al cristianesimo con l’Editto di Costantino del 313 d.C.; la Valle Caudina, quindi, va letta sul piano storiografico-religioso come spazio geografico coinvolto nel cristianesimo, per la presenza dell’Appia, ma allo stesso tempo un’area che non reca alcuna firma di quella religione. Solo in epoca longobarda e altomedioevale viene attuato un processo di risignificazione dell’area caudina con l’occupazione di ambienti naturali e marginali; si determina in tal modo la sacralizzazione delle cavità rupestri e l'insediamento di eremiti alla ricerca di soddisfare un bisogno di ascesi e preghiera isolata. Esemplare in tal senso la Grotta di San Simeone, sulle pendici meridionali del Taburno, espressione di una spiritualità monastica e ritualità rurale nel tentativo di collegare i cicli agrari alla liturgia cristiana; il Santo veniva infatti venerato per una specifica funzione devozionale legata ai fenomeni atmosferici: “Ecce iam serenat” (Ecco, è arrivato il sereno!) come si legge nella iscrizione del 1601 ancora presente all’interno della grotta e con l’immagine del Santo che indica il sereno.
La Via Appia, originariamente legata ad una funzione militare, si ridefinì così come un corridoio di pellegrinaggio e un asse di propagazione dei culti celebrativi, consolidando un modello storico in
cui l'infrastruttura antica e la fede religiosa si fusero per soddisfare sia le esigenze spirituali e sociali, sia per plasmare l'immaginario della popolazione caudina.
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Carlo Di Lieto
Carlo Di Lieto, è docente di Letteratura Italiana presso l’Università degli Studi “Suor Orsola Benincasa” di Napoli. Ha scritto numerose pubblicazioni relative al rapporto Letteratura/Psicoanalisi e saggi critici, in chiave psicoanalitica, sulla produzione di Pirandello, Carducci, Leopardi e Pascoli, sulla poesia dell’Otto-Novecento e su quella contemporanea. In circa vent’anni ha scritto diversi saggi e monografie su Papini, Bonaviri, Colucci, Mazzella, Calabrò e Fontanella. I suoi testi sono in adozione presso l’Università degli Studi “Suor Orsola Benincasa” di Napoli, l’Accademia di Belle Arti di Napoli e presso la Cattedra di Lingua e Letteratura italiana dell’Università Statale di New York.
L’identità di Orazio nel suo Iter Brundisinum del 37 a.C.
di Italo Abate
Iniziamo le pubblicazioni del progetto culturale “L’Appia Antica. Una via per l’impero” con l’editoriale del Prof. Carlo Di Lieto che offre un’accurata esegesi della Quinta Satira del primo libro di Orazio, nota come Iter Brundisinum; la ricerca non si limita a una ricostruzione topografica del viaggio compiuto nel 37 a.C. lungo la Via Appia, ma scava nell'identità del poeta, rivelando il viaggio come metafora di una ricerca interiore. Si evidenzia un paradosso narrativo: Orazio partecipa a una missione diplomatica di altissimo livello — il tentativo di pacificazione tra Ottaviano e Antonio — ma sceglie di de-storicizzare l'evento; la grande storia scompare infatti dietro il sermo cotidianus, l'attenzione si sposta su piccole cose: le zanzare delle paludi pontine, il fumo lacrimoso di una villa a Trevico e il litigio tra i mimi Sarmento e Messio. Il viaggio è celebrato come un’esperienza di comunione intellettuale. L'incontro con Virgilio, Plozio Tucca e Vario Rufo genera un’esultanza che Orazio sintetizza nel celebre verso: "Nihil ego contulerim iucundo sanus amico" (Nulla, finché avrò senno, paragonerò a un caro amico). Carlo Di Lieto coglie con attenzione tutto il pulsare dell’animo di Orazio: la via Appia viene descritta non solo come asse strategico ma come palinsesto storico culturale; la presenza dei sepolcri introduce il tema della morte e della memoria; una strada che svolge il ruolo della transizione dal mondo pagano a quello cristiano; il viaggio stesso viene interpretato come pulsione viatoria. L’autore, citando Seneca e Socrate osserva come Orazio conosca bene che il viaggiare non curi “il male dell’anima” e che quel viaggio sia un tentativo di sfuggire all’inquietudine e ai conflitti interiori. Orazio non cerca quindi l’eccezionalità ma una “bonaria normalità” insegnando che la vera serenità non si trova cambiando caelum ma educando lo spirito ratio et prudentia. Il viaggio verso Brindisi è il racconto della normalità; il viaggio di un uomo libero che, pur muovendosi tra i detentori del potere della repubblica romana, rivendica la semplicità della vita.
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